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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE FRANCESCO AMIRANTE: CONTATTI TRA ESECUTIVO E CORTE COSTITUZIONALE - POSIZIONE DELLA CORTE
 
La seguente comunicazione e-mail è stata indirizzata al Presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, il 3 luglio 2009, alle ore 6:13 tramite il form online disponibile alla pagina web http://www.cortecostituzionale.it/RelazioniCittadini/scriviallacorte/scriviallacorte.asp, a seguito della lettera inviata il 1° giugno dal Giudice costituzionale Luigi Mazzella al Presidente del Consiglio subito seguita, il giorno successivo, dalle dichiarazioni rinunciatarie del Presidente della Repubblica e dello stesso Presidente della Corte Costituzionale.
 
 
Ill.mo Presidente,
Le scrivo in merito alla nota ed inqualificabile vicenda dell'incontro tra membri dell'Esecutivo e della Corte - svoltasi in modo segreto, in circostanze di tempo assai sospette, inserite nel contesto di una dinamica politica crescentemente conflittuale. Incontro che, in definitiva, non può non essere messo in evidente relazione con il lodo Alfano che uno di quegli invitati interessa personalmente e pesantemente, per più processi oggi sospesi. Le scrivo per dirLe che, ai miei occhi, la posizione della Corte nella sua interezza si è venuta ad aggravare precipitosamente dopo la lettera provocatoria ed arrogante indirizzata l'altro ieri dal Giudice Mazzella al Presidente del Consiglio.
 
Ieri è stato il giorno in cui il Capo dello Stato ha precisato la sua impossibilità ad intervenire per non ledere l'autonomia della Corte, la cui unità Ella incarna.
La palla, pertanto, sta, da ieri, esclusivamente in seno alla Corte; e i riflettori si concentrano in particolare, come giusto, sul suo Presidente. Cioè Lei.
 
Peraltro, la Corte, per voce del suo Presidente, cioè sempre Lei, ha chiesto ieri stesso stesso agli Italiani un atto di fede che non ha nulla a che vedere con la laicità dello Stato e quel principio di ragionevolezza che sempre coniuga fiducia a cautela in giusta misura e sapiente proporzione.
Sul quotidiano Repubblica Lei impossibilmente chiede di "abbassare i toni" assicurando la "collegialità" in quella che sarà una decisione "in serenità e con imparzialità e obiettività" sul 'lodo Alfano'. Su quali basi oggettive potrebbe invero Ella assicurarci ciò che ci prospetta? Può quella collegialità, che dovrebbe - in uno Stato evoluto che rischia una crisi di civiltà pericolosa ed irreversibile - essere tesa ad offrire la massima credibilità e a produrre il massimo sforzo per ridare dignità alla Nazione, venire tollerata dal suo capo con approcci minimalistici al punto da essere, indegnamente, trattata con la benevolenza che si concede invece, assai giustificatamente, ad una vecchia amata motocicletta buona per spostarsi senza pretese, ma a cui non si può chiedere di fare miracoli? Forse non immagina che moltissimi cittadini, dalla Sua Corte si attendono un miracolo, specialmente da dopo quella cena? Mi è impossibile credere che Ella non abbia i mezzi per immaginarlo e che, anzi, non ne abbia la migliore contezza giuridica tra tutti noi. Quindi, me ne scuserà anzitempo, viene da pensare ad altra ipotesi.
 
Il prestigio e l'autorevolezza della Corte non hanno mai attraversato un momento così buio.
Sono quattro giorni che osservo i Suoi comportamenti. Senza alcuna malizia, soltanto con l'attenzione che si riserva alle cose importanti per la propria vita. E sinceramente io credo, a questo punto, di poter dire che Lei, dopo essersi già colpevolmente astenuto fino ad oggi da ogni intervento ed essersi reso irraggiungibile dai cittadini che avessero desiderato contattarLa tramite il modulo email del sito web della Corte (Le ho scritto già ben quattro volte negli scorsi giorni, tutti e quattro i miei messaggi sono stati rifiutati) - escluda da oggi in poi di poter dar corso all'unica azione di ripristino dell'unico decoro acconcio alla Corte, cioè la rimozione dei due giudici, perché ricattabile.
 
Mi è fatto spontaneo e assolutamente plausibile, infatti, collegare tale Sua dichiarazione “del giorno dopo” con gli intenti palesati il giorno prima dalla lettera di Mazzella, che ha indicato come il suo proprio comportamento fosse prassi consueta di tutti i Giudici, in modo cioè siffatto che anonimi interessati ben intendessero la tangibile minaccia del Mazzella - rappresentata dalla concreta possibilità di fare nomi di altri Giudici adusi a tali pratiche.
 
E' l'accusa avanzata da Mazzella fondata e veritiera? Vi è forse tra questi Giudici anche Lei? Teme che ciò possa essere reso pubblico, nuocendoLe personalmente? Se sì, crede davvero di poter scampare alla inarrestabile scoperta che si è messa in moto ed alla Verità che irrimediabilmente ne emergerà?
 
Grazie per l'attenzione, io purtoppo devo deluderLa come ho già deluso (molto meno di quanto egli abbia mortificato me) il Presidente Napolitano dopo il suo appello di Capri di inizio settimana. I toni non li abbasso e la Corte che ho in questo momento la ritengo già indegna di un paese civile.
 
Con rispettosa franchezza e deferente dissenso,
 
Claudio Solarino
n. Milano 02/02/1964