LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO: CONTATTI TRA ESECUTIVO E CORTE COSTITUZIONALE - REPLICA ALL'APPELLO DI CAPRI
La seguente comunicazione e-mail è stata indirizzata al Presidente della Rebubblica il 29 giugno 2009, alle ore 17:41 tramite il form online disponibile alla pagina web https://servizi.quirinale.it/webmail/missiva.asp, a seguito dell'odierno intervento pubblico a mezzo stampa dello stesso Presidente.
Gentile Presidente,
ho preso atto del Suo odierno intervento pubblico a Capri volto a rasserenare gli animi, almeno fino a compimento del prossimo G8.
Era il Suo compleanno ed io mi unisco ai molti auguri che in tale lieta occorrenza, precedono.
La sua preghiera è astrattamente condivisibile. Chi di noi non vorrebbe seguirLa in questi propositi di civilizzazione della Repubblica reale?
Tuttavia non possiamo fare finta che problemi gravissimi non si siano irresistibilmente appropriati dell'attualità, anche pochissimi giorni fa. Come può un cittadino che sia tale metterli da parte con grave rischio per la Nazione?
Ci sono mediazioni possibili. E mediazioni impossibili che importano la scelta tra due possibili rischi. E il dolore che sempre a queste decisioni, nel senso etimologico del termine, si accompagna nella assunzione - certa - del minore dei mali.
Le ho chiesto ieri di intervenire immediatamente sulla questione dei contatti tra l'esecutivo e 2 membri della Corte Costituzionale, che ritengo ancora inverosimili, ma sono stati confermati ed anzi rivendicati come totalmente legittimi da 2 dei protagonisti: l'avvocato Ghedini, da una parte e il giudice Mazzella, dall'altra.
Il mio allarme è quindi massimo, nel momento in cui non vedo corrispondere come indifferibili i pensieri di democrazia e di difesa dello Stato di diritto nel mio Presidente della Repubblica.
Lei è il garante della Costituzione. Il capo della magistratura. Ogni considerazione di opportunità dovrebbe occupare, nella Sua mente, un posto del tutto secondario.
Non posso seguirLa nel Suo invito - e me ne spiaccio molto più di quanto Le sia reciprocamente possibile. Ma lo faccio esattamente in difesa di quelle stesse ragioni fondamentali che dovrebbero illuminare proprio le Sue scelte più difficili, e che invece vedo in questo momento deluse e tradite. Non faccio patti, me ne scuserà, con uomini, quando essi siano contrari ai sommi e inderogabili principi che la mia coscienza ha imparato alla lettera dall'ordinamento giuridico.
Eppure, nel porre la Sua richiesta come a termine, è Lei che contrae un debito unilaterale con i suoi cittadini. Per poco che abbia parlato, Lei ha parlato quanto basta ad escludere che voglia dimenticare. Mi riterrò perciò - per quanto molto dolorosamente - scontentato solo in parte e solo fino al 10 luglio, salvo il Suo preciso impegno ad attendere e porre rimedio subito dopo a questa inaccettabile situazione.
Dal giorno successivo alla conclusione del G8, mi aspetto che il tempo delle numerose e fin troppo magnanime moratorie concesse ad un eversore quale considero il mio Presidente del Consiglio sia definitivamente scaduto, e che quella richiesta che Le ho rivolto ieri subentri in tutta l'urgenza e risolutezza che richiede.
Nel frattempo, Le riconosco insindacabilmente onori ed ed oneri della gravissima responsabilità che si è preso e che prenderà, che spettano soltanto a Lei.
Con rispettosa osservanza,
Claudio Solarino
n. Milano 02/02/1964