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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO: CONTATTI TRA ESECUTIVO E CORTE COSTITUZIONALE - REPLICA AL SUO ODIERNO MESSAGGIO DI FINE TREGUA DI CAPRI
 
La seguente comunicazione e-mail è stata indirizzata al Presidente della Rebubblica il 12 luglio 2009, alle ore 18:18 tramite il form online disponibile alla pagina web https://servizi.quirinale.it/webmail/missiva.asp, a seguito della scadenza dei termini dell'appello di Capri e dell'odierna comunicazione a mezzo stampa dello stesso Presidente.
 
 
Caro Presidente,
La Sua tanto attesa parola al termine della tregua lanciata a Capri lo scorso 29 giugno è infine arrivata dalle pagine dell’odierno Corriere della Sera. In breve, tale risposta, nel prendere atto che «nessuno può pensare che ci sia la pace come rinuncia alle rispettive posizioni» propone «un clima più civile, corretto e costruttivo nei rapporti tra governo e opposizione» che «richiede il contributo di tutti e due i fronti ... perlomeno, più senso della misura».
 
In tutta sincerità ritengo di avere il diritto di manifestarLe il mio pensiero: io penso si tratti di un intervento salomonico di nessuna vera novità, incisività o utilità, basato su premesse (secondo me errate tanto più in quanto più volte comunicateLe in questi ultimi giorni) per le quali torti e ragioni del Governo e dell'opposizione vengono livellati.
La sua valutazione manca, per ciò che comprendo e credo, di capacità di discernimento, e principalmente di quella elementare capacità di riconoscere ciò che è fuori dalle regole democratiche costituzionali e ciò che non lo è. Negli scorsi giorni ho chiesto all'unico Garante della Costituzione di fare giustizia - Costituzione alla mano - per risolvere la grave anomalia verificatasi ultimamente in seno a un potere autonomo, la Corte Costituzionale, la cui autonomia è stata violata dall'Esecutivo mentre riceve l'astensione di colui che solo è per diritto deputato ad un eventuale ingerenza, per quanto eccezionalmente prevista onde salvaguardare l'Unità nazionale dei Poteri dello Stato: Lei, Signor Presidente della Repubblica.
Il Garante della Costituzione, seppur sollecitato dall'opinione pubblica, si è oggi sottratto alle sue prerogative costituzionali.
 
Nel rispettare apoditticamente il Suo ruolo come esclusivo, in qualità di cittadini abbiamo tutto il diritto, dato dal fatto stesso di non poter interferire sulla decisione presa e tuttavia di doverne subire le conseguenze, di poterla criticare e di poterla comunicare a Lei perché riesamini la sua scelta.
Ecco i cinque punti che desidero personalmente sottolineare:
 
1. il Presidente della Repubblica non sta esercitando il suo potere-dovere di difendere l'ordine costituzionale;
2. ritengo che di questa grave ed anzi esiziale scelta il Presidente della Repubblica debba assumersi la piena responsabilità costituzionale e perfino storica di fronte agli Italiani;
3. non conosciamo le ragioni di tale di tale inadempimento alle prerogative di ruolo ma sta di fatto che anche il Presidente della Repubblica è coperto dal lodo Alfano e a suo tempo non ha rilevato alcun vizio costituzionale nello stesso lodo, avendolo promulgato senza esercitare il diritto di rinvio alla Camere;
4. come già comunicatoLe ieri, non viviamo in una Teocrazia dove, per dirla con Richard Nixon, «tutto ciò che è presidenziale è legale». Anche il Presidente può sbagliare, e lo può in buona e in cattiva fede. Questa è la comune consapevolezza per la quale nelle democrazie moderne, nessun uomo ha fiducia "a perdere" e quindi nessun uomo agisce incontrollato;
5. se la Corte Costituzionale nella sua autonomia non decide secondo Diritto e il Garante dell'Unità nazionale non decide secondo Diritto, noi non siamo più in uno Stato retto dal Diritto, bensì dagli uomini.
 
Per questi motivi, Signor Presidente, da uomo libero e pari a Lei e ad ogni altro di fronte alla Legge, seguirò responsabilmente quella stessa Legge rifiutando di aderire alla richiesta di un uomo che ritengo gravemente sbagliata, ancorché egli sia il Presidente della Repubblica.
 
Con immutato deferente ossequio,
cs
 
Claudio Solarino
n. Milano 02/02/1964