LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO: CONTATTI TRA ESECUTIVO E CORTE COSTITUZIONALE - SCADENZA TERMINI MORATORIA APPELLO DI CAPRI
La seguente comunicazione e-mail è stata indirizzata al Presidente della Rebubblica in data 11 luglio 2009, alle ore 13:05 tramite il form online disponibile alla pagina web https://servizi.quirinale.it/webmail/missiva.asp, a seguito della scadenza dei termini dell'appello a mezzo stampa dello stesso Presidente.
Caro Presidente,
è la terza volta che Le scrivo negli ultimi 15 giorni (
prima lettera;
seconda lettera). Per chiederLe di intervenire con tutta l'autorità di cui dispone come Garante della Costituzione per fermare un tentativo eversivo del nostro Presidente del Consiglio che si è fatto vieppiù lampante. La moratoria da Lei richiesta a Capri è scaduta, ma nel frattempo abbiamo tutti apprezzato la Sua convocazione del Ministro della Giustizia al Quirinale sul decreto intercettazioni - evidentemente, anche per Lei, improcrastinabile.
In questi giorni ho scritto anche ai Giudici
Luigi Mazzella e
Paolo Maria Napolitano per chiederne le immediate dimissioni, nonché al Presidente
Francesco Amirante, dopo aver preso atto il 2 u.s. delle Sue intenzioni di evitare un
"intervento che interferirebbe nella sfera di insindacabile autonomia della Corte Costituzionale" e delle rassicurazioni non convincenti dello stesso Amirante nella stessa data.
Le missive indirizzate ai Giudici Mazzella e Napolitano, naturalmente, intendevano rappresentare una posizione nella totale convinzione che essa non sarebbe stata presa in considerazione. Sul punto gli stessi giudici si sono infatti eloquentemente espressi a mezzo stampa, rispettivamente lo scorso 1° e 3 luglio.
La posizione del Presidente Amirante è invece quella che conta, la più importante, ed anche, faccio osservare, la più sorprendente.
Amirante chiede di "abbassare i toni" assicurando la "collegialità" in quella che sarà una decisione "in serenità e con imparzialità e obiettività" sul 'lodo Alfano'. Su quali basi oggettive potrebbe invero Amirante assicurarci ciò che ci prospetta? Può il pluralismo di composizione della Corte essere "lascato" al punto da ammettere contatti di suoi membri con poteri esterni alla Corte? Rispetto le Istituzioni ma non viviamo in una Teocrazia dove, per dirla con Richard Nixon, «tutto ciò che è presidenziale è legale». Gli uomini, tutti, possono sbagliare e deviare anche intenzionalmente. Questo è tanto più vero e probabile quanto più una posizione di potere ne solleciti tentazioni d'abuso e connesse sensazioni di copertura ed impunità. Il Diritto è scritto per sopravvivere ed imporsi ad essi.
Data la sostanziale inazione della Corte, che pretende il massimo atto di fede proprio nel massimo momento di discredito senza offrire tangibili intenzioni di cooperare nei fatti, sono costretto ad insistere presso di Lei per un intervento che possa dare alla base del Paese la fiducia per il cui mantenimento Ella si è sempre adoperato.
Mi permetto di rinnovare questa mia originaria richiesta forte del fatto che Ella oggi porta su di sé un riconoscimento di integrità in più, estremamente autorevole ed oneroso, prestigioso ed impegnativo. Quello del Presidente Obama, nel quale ho voluto leggere, spero non da solo, il tentativo di separare e circoscrivere ciò che dell'Italia l'alleato U.S.A. ama (La Repubblica Italiana e il suo Presidente) rispetto a ciò che "ama meno". Non mi risulta che Il Presidente degli Stati Uniti si sia speso in così alti elogi per il nostro Presidente del Consiglio, quando invece avrebbe potuto ben esercitare tale sua facoltà.
Ormai è chiaro a tutti il tentativo del Presidente Berlusconi di confonderci in un'equazione secondo la quale il bene della Nazione coincide con il suo bene personale. A me pare proprio il contrario.
Agisca ora, Presidente. Lo fermi. Per salvare il Paese.
I miei più ossequiosi rispetti,
cs
Claudio Solarino
n. Milano 02/02/1964