LETTERA AL GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE LUIGI MAZZELLA: CONTATTI TRA ESECUTIVO E CORTE COSTITUZIONALE - SUE PUBBLICHE RIMOSTRANZE
Egr. Giudice Lugi Mazzella,
faccio seguito alla Sua lettera indirizzata al Premier il 1° luglio u.s.
Questa la mia breve deduzione logica.
Lei è libero, come privato cittadino di frequentare chi vuole.
Si dà il caso che, nell'assumere la carica pubblica di Giudice costituzionale, Lei entra in uno status pubblico che prevede vincoli tra i più stringenti immaginabili atti a garantire l'indipendenza del Suo ruolo e del Suo operato. Se non ne è consapevole (cosa che non dovrebbe stupirci più di tanto, visto il basso livello di cultura politica attuale e preso atto delle Sue anche più basse e malintese rimostranze), ripassi il Corso di educazione civica delle scuole superiori.
Se proprio vuole invitare a cena un diretto interessato a decisioni della Corte, ha alcuni modi certamente più decorosi di quello da Lei utilizzato e persino rivendicato:
1. rendere previamente pubblico (con tutte le graduazioni possibili di pubblicità che superano la totale ignoranza di un fatto - pensi quante sono!) il Suo colloquio con l'Esecutivo e auspicabilmente il Suo ordine del giorno, garantendo ai cittadini che ha deciso di tutelare con la sua pubblica funzione il diritto di informazione ai sensi dell'art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - documento che spero conosca, visto che è stato scritto nel lontano 1948; perché non lo ha fatto? Non ritiene di essere venuto meno agli obblighi che ha nei loro confronti?
2. in subordine - e non senza biasimo - dar corso segretamente ai suoi privati colloqui ed, una volta scoperto, riconoscere il Suo torto per manifesto rischio di condizionamento che contraddistingue ogni appartenente alla razza umana e dimettersi per grave disonore causato con la sua riprovevole condotta alla Nazione ed alla Corte;
3. allo stremo, ove non potesse sopportare l'idea di perdere una posizione personale irripetibilmente guadagnata, astenersi dalle decisioni della Corte concernenti il suo commensale. Ciò non Le eviterebbe di essere in una posizione poco meno che tollerata dall'opinione pubblica;
4. in alternativa ai 3 punti precedenti, per coerenza, andare a fare il giudice presso un paese non democratico, sintonico, diciamo, alla sua visione del mondo del tutto dissociata e schizofrenica per la Costituzione che abbiamo e che Ella si è costretto a difendere come Giudice costituzionale.
Per quanto noto, ed anzi preclaro, Ella non ha rispettato nessuna delle precedenti condizioni di rispettabilità della Sua scelta di assumere un ruolo pubblico.
La invito a salvaguardare la reputazione della Corte dimettendosi all’istante e tornando a fare l’uomo politico di parte che era.
Il nome di Luigi Mazzella, per chi Le scrive, sarà eternamente, incancellabilmente disonorevole sul piano pubblico istituzionale.
Distintamente,
Claudio Solarino
n. Milano 02/02/1964