LETTERA AL GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE LETTERA AL GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE PAOLO MARIA NAPOLITANO: RICHIESTA DI DIMISSIONI IMMEDIATE
Egr. Giudice Paolo Maria Napolitano,
leggo dal Corriere del 3 luglio che Ella è molto stupito dell'intervento del Deputato Di Pietro alla Camera, della sua smodatezza e della radicalità della richiesta di dimissioni nei Suoi confronti.
Vorrei rassicurarLa al riguardo: lo siamo tutti. Ma non solo e non tanto per la certamente inconsueta forza diretta ravvisabile nella reazione, bensì proprio in quanto, essendo parte di un dittico indissolubile, essa è la logica reazione eguale e contraria che si contrappone - in misura che deve dirsi del tutto proporzionata - all'inaudita gravità dell'azione che l'ha, giustamente, scatenata; azione di cui è sicuro che il Deputato Di Pietro non ha alcuna responsabilità.
Nessuno di noi avrebbe mai potuto ipotizzare un fatto come quello che Lei e il Giudice Mazzella avete deliberatamente e responsabilmente scelto di materializzare.
Io personalmente, per le mie conoscenze e per le mie credenze, ho sempre immaginato un Giudice costituzionale, incluso quelli di estrazione laica, come una monade totalmente isolata dagli altri poteri dello Stato, una volta che sia stato eletto, finanche dal Parlamento.
Se così non è (come due giorni fa ha denunciato il Giudice Mazzella), non ho certo motivo di diminuire le mie preoccupazioni, che anzi, come potrà ben immaginare, aumenteranno.
Lei può fare tutte le considerazioni che vuole e lagnarsi quanto vuole.
Il Diritto non è una somma di enunciati, ma un sistema di norme. E va da sé che una preventiva e prudente interpretazione sistematica del Diritto impedisca anche solo di poter supporre che un tale fatto possa verificarsi.
Tragga le sue conclusioni.
Io le presento le mie.
Se qualcuno ha disonorato la Corte, io non posso davvero credere che sia persona diversa dai protagonisti di quella cena.