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LETTERA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANGELINO ALFANO: REATO DI TORTURA - GRAVE INCOERENZA DI COMPORTAMENTO DEL GOVERNO SUL PIANO DELL'ATTIVITÀ NORMATIVA IN MATERIA DI DIFESA DELLA LIBERTÀ PERSONALE
 
 
 
Sent: Sunday, July 05, 2009 1:51 PM
Subject: Reato di tortura: grave incoerenza di comportamento del Governo sul piano dell'attività normativa in materia di difesa della libertà personale
 
 
Egr. Ministro della Giustizia, On. Angelino Alfano,
l'argomento che vorrei proporLe oggi cercherà di restare aderente ad un tema molto caro ad un Governo che si dichiara liberale come quello di cui fa parte: quello della libertà personale.
Mentre con così grande zelo Ella cura che vada in porto il ddl sulle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, mi chiedo se fatti di cronaca consolidati alla giurisprudenza come quelli del G8 di Genova nel 2001 (2 casi su tutti: i trattamenti inumani e degradanti contro la persona perpetrati dalle Forze di Polizia ai danni di 252 detenuti presso la Caserma "N. Bixio" di Bolzaneto e di 93 accampati presso la scuola "A. Diaz" di Genova), siano sotto la sua attenzione e quanto - visto l'enorme ritardo della nostra legislazione in materia di formulazione della nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali.
 
A me è molto chiaro (come a tutto il mondo, del resto) quale dei due temi preceda nella scala dei valori. Mi pare di poter affermare senza poter essere contraddetto che la vita è di gran lunga più importante della privatezza personale. Anche perché afferisce a diritti non solo di libertà, ma anche di protezione da abusi altrui della stessa sfera biologica e psichica vitale dei soggetti titolati ad esplicarla ad un livello non minore di quello che in sorte la natura riserva loro.
A Lei non è evidentemente altrettanto chiaro; lo dico in base ai suoi comportamenti, o a ciò che dei suoi comportamenti vuol far conoscere.
 
Il 13 dicembre 2006 veniva approvata alla Camera una proposta di legge atta ad introdurre tale reato nel codice penale italiano (articolo 613-bis e 613-ter Cod. Pen.). Il provvedimento prevedeva la pena edittale della reclusione da 3 a 12 anni (raddoppiata in caso di morte del torturato), e passò con 466 sì, 8 astenuti e un solo voto contrario. Finì stranamente insabbiato in Senato. Ma ciò che è più strano, vista la grande unanimità di consenso, non è più ripartito come tutti ci si attendeva. E', nei fatti, scomparso dall'agenda politica, malgrado basti una leggera spinta per farlo decollare. Gli 8 progetti di legge attuali (5 alla Camera, 3 al Senato - nessuno da Lei presentato, per la sua sincera passione di libertà) sono tutti fermi ai nastri di partenza: di nessuno è cominciato l'esame.
 
Cosa stiamo aspettando? Lo chiedo soprattutto a Lei e alla sua coerenza di paladino difensore della persona. Se può fare un ddl sul divieto di intercettazioni, potrà ben di più (anzi dovrebbe essere suo preciso e prioritario impegno) adoperarsi per uno sul divieto di tortura, specialmente quando essa è stata provata come un fatto che, ancor oggi, si è abbattuto dolorosamente sulle carni di centinaia e centinaia di persone - anche invalidandone permanentemente l'integrità fisica.
Per volerlo ritrovare nella letteratura cristiana, il paradigma stesso dell'ingiustizia: il martirio del Cristo sul Calvario e sulla Croce, che tanto può illuminare cattolici e non su come l'odio possa coesistere con il divertimento, l'abiezione e la futilità proprio nelle Istituzioni, che dell'autorità ricevuta facilmente intendono solo il potere e non il dovere che, indispensabilmente, lo giustifica. Non è ancora sufficientemente chiaro il concetto di corruzione in piena epoca di corruzione?
Vi è inoltre da considerare, ovviamente, che ciò che conosciamo è soltanto il fenomeno "emerso" (i corpi di polizia hanno dato ampia prova di una prodigiosa reticenza e falsità in atti di testimonianza ai magistrati). C'è poi il "sommerso" quotidiano che tutti noi, senza grande sforzo, possiamo immaginarci come "la potenza ennesima di". E per non sapere né leggere né scrivere, sarebbe ora di imporre a ogni agente delle Forze dell'Ordine l'obbligo di portare con sé dispositivi personali di registrazione video e audio di ordinanza atti a responsabilizzarne la condotta in servizio (con violazione di tale obbligo autonomamente punita in caso di "dimenticanza" fortuita, tanto per essere chiari).
 
Di quel poco che è emerso, tra le comunque non infrequenti e non marginali evidenze che mi inducono ad evitare il più possibile di avere a che fare con le Forze dell'Ordine, Le sottopongo un breve passo della Sentenza n. D 3119/08 del 14/07/2008 del Tribunale penale di Genova - Sez. III collegiale, depositata il 27/11/2008, sulla squallida tre giorni della Caserma del reparto mobile della Polizia di Stato "Nino Bixio" di Bolzaneto (20-21-22 luglio 2001), sentenza che certamente avrà letto e che ancor più certamente si sarà dimenticato. Scusi il tono polemico, ma per quello che riesco a capire, il Suo malriposto fanatismo per la privacy di fronte ad una barbarie imperante dello Stato di Polizia ai danni della nostra incolumità fisica se lo merita per intero.
"la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l'ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali), compiute in danno delle parti offese transitate nella caserma della P.S. di Ge-Bolzaneto durante i giorni del G8, condotte che questo Collegio ritiene pienamente provate" (pag. 318).
 
Ove non fosse soddisfatto, posso sottoporGliene un altro paio dalla Sentenza del 13/11/2008 del Tribunale penale di Genova - Sez. III collegiale, depositata il 10/02/2009, sulla irruzione della Polizia di Stato nella Scuola "Armando Diaz" di Genova (21 luglio 2001): la "macelleria messicana", ricorda?
"Deve dunque riconoscersi che la perquisizione venne disposta in presenza dei presupposti di legge. Ciò che invece avvenne non solo al di fuori di ogni regola e di ogni previsione normativa ma anche di ogni principio di umanità e di rispetto delle persone è quanto accadde all’interno della Diaz Pertini." (pag. 313).
 
"In uno stato di diritto non è invero accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tale entità, anche se in situazioni di particolare stress." (pag. 314).
 
"Se invero, da un lato, si deve riconoscere che (...) l’inconsulta esplosione di violenza all’interno della Diaz abbia avuto un’origine spontanea e si sia quindi propagata per un effetto attrattivo e per suggestione, tanto da provocare, anche per il forte rancore sino allora represso, il libero sfogo all’istinto, determinando il superamento di ogni blocco psichico e morale nonché dell’addestramento ricevuto, deve d’altra parte anche riconoscersi che una simile violenza, esercitata così diffusamente, sia prima dell’ingresso nell’edificio, come risulta dagli episodi in danno di Covell e di Frieri, sia immediatamente dopo, pressoché contemporaneamente man mano che gli operatori salivano ai diversi piani della scuola, non possa trovare altra giustificazione plausibile se non nella precisa convinzione di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità. Se dunque non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni, è invece certo che la loro propagazione, così diffusa e pressoché contemporanea, presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori, che comunque non li avrebbero denunciati." (pag. 315).
 
Cosa sta aspettando, Signor Ministro? Ritiene di avere di meglio da fare? Io no, aspetto con ansia il giorno in cui la codificazione del reato di tortura ci riporterà tra i paesi normali, che si assumono impegni di fronte alla Comunità internazionale e li rispettano, come troppe volte non accade e come troppe volte si ritiene normale non accada - compreso, da ultimo (fine 2008), un indecoroso +3% annuo di Aiuti Pubblici allo Sviluppo all'Africa subsahariana rispetto al 2004 (obiettivo sottoscritto a Gleneagles: più del 300% della base 2004 entro il 2010) per il quale dovremmo occupare la posizione di spettatori di 3° anello ai G8 anziché vergognosamente presiederli.
 
Fino ad allora non ho il minimo dubbio che continuerò a ritenerLa un pessimo Ministro ed a pensare che il Suo ddl sulle intercettazioni (come Lei che vi ha cosi solertemente atteso, del resto) sia una poco nobile espressione di interessi del tutto particolaristici.
 
Distinti saluti,
cs
 
 
Claudio Solarino
n. Milano 02/02/1964
 
Via Postumia, 30 - 20153 MILANO
tel. / fax. (+39) 02-48.20.23.21
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